Notizie

2018 Comuni Ricicloni

In sostanza quello che emerge è una situazione di stagnazione, nonostante lo sforzo storico di enti e comunità che risultano essere da anni la spina dorsale di una percentuale regionale che al 52,67% rimane la migliore performance nel mezzogiorno. Oggi, a quasi tre anni dall’approvazione della Legge regionale n.14/2016, è necessario che la Politica si assuma maggiori responsabilità andando oltre la difesa delle norme esistenti, perché risulta invece urgente mettersi al comando per governare il processo di attuazione delle stesse per completare, rafforzare e rendere sostenibile un ciclo dei rifiuti che risulta essere ancora ostaggio di un’eterna “emergenza” sempre dietro l’angolo. Ognuno per le sue responsabilità, tutti con la consapevolezza che non c’è più tempo e che sarebbe una “grave colpa” rendere vane le tante esperienze virtuose che nonostante tutto continuano a esistere e resistere. In ambito comunitario sempre più si consolida una “sfida rifiuti” informata ai principi dell’economia circolare, quale sistema pianificato per riutilizzare i materiali in successivi cicli produttivi, riducendo al massimo gli sprechi, abbandonando il modello lineare “prendere, produrre, gettare”. Disposizioni specifiche perseguono infatti gli obiettivi di incremento delle percentuali di riciclaggio, di limitazione del collocamento in discarica e obbligo di raccolta differenziata, di armonizzazione dei metodi di calcolo del riciclo, di riutilizzo e simbiosi industriali, di estensione della responsabilità del produttore per prodotti più ecologici. In aggiunta, la recente strategia europea per la plastica nell’economia circolare ha inteso contrastarne i tassi ridotti di riutilizzo e di riciclaggio, le emissioni di gas a effetto serra associate alla produzione e all’incenerimento e la presenza negli oceani. In Campania un anno dopo nulla di fatto: a fronte dell’incalzante sanzionamento da parte della Commissione Europea per le inadempienze in materia di gestione dei rifiuti, che occorre ricordare attinge dalle nostre tasche ad una velocità pari a ben 120.000 euro al giorno, la situazione è tutt’altro che confortante. Poco o nulla di nuovo sembra si sia concretizzato riguardo alle priorità di realizzazione dell’impiantistica necessaria al trattamento della frazione organica proveniente da raccolta differenziata (FORSU) e soprattutto dello strategico governo del settore da parte degli Enti d’Ambito. D’altro canto, pensare si possa porre rimedio e superare le criticità in tema di rifuti semplicemente colmando alla men peggio il deficit di impianti lascia il tempo che trova. Il vero nodo sta piuttosto nel governo del settore, cioè nelle attività di indirizzo e controllo attribuite per legge ai comuni, che sono chiamati ad esercitarlo in forma associata attraverso gli Enti d’Ambito. Sta proprio a questi ultimi stabilire la road map dell’organizzazione e della gestione dei rifiuti urbani, delineandola in conformità e coerenza con i riferimenti sovraordinati, a partire dalle disposizioni comunitarie e nazionali, fino alla normativa e pianificazione regionale. Agli Enti d’Ambito sono infatti attribuiti la pianificazione d’Ambito e la sua articolazione in sub aree, l’individuazione del gestore, la definizione ed il perseguimento degli standard delle performance del servizio, la determinazione della tariffa, il perseguimento di elevati livelli quantitativi e qualitativi della raccolta differenziata, in pratica quanto necessario per far funzionare il ciclo dei rifiuti. Prerogativa degli Enti d’Ambito è anche e nondimeno la definizione della collocazione dell’impiantistica. Un tema caldo rispetto al quale si è assistito alla nascita di decine di comitati locali del “contro”, che non a torto, purtroppo, esprimono appieno il diffuso senso di sfiducia e diffidenza dei cittadini nei confronti delle istituzioni pubbliche per le tante, assurde, vicende di inadeguata gestione dei rifiuti cui sono stati sottoposti. Sembra dunque ancora manchi la giusta tensione, quella che dovrebbe spronare gli amministratori comunali direttamente impegnati nei ruoli di rappresentanza Enti d’Ambito ad operare con decisione e solerzia per governare il settore svolgendo le funzioni attribuite, come anche ad indurre gli amministratori comunali non direttamente impegnati in detti ruoli a non risultare acquiescenti dinanzi a qualsivoglia inerzia dei lori colleghi delegati negli Enti d’Ambito. Un monito dunque a tutti i sindaci affinché finalmente possa essere soddisfatto il fabbisogno di servizio di gestione dei rifiuti e al contempo si possano concretizzare le notevoli potenzialità di sviluppo connesse all’economia circolare. A tale monito si affianca un certo biasimo al mondo dell’impresa che pare non abbia colto la portata degli eventi e gli scenari favorevoli che si vanno sempre più delineando per l’economia circolare: l’indisponibilità dei mercati esteri a ricevere le matrici meno pregiate e/o di scarsa qualità provenienti dalla raccolta differenziata, i costi della logistica, i maggiori ed incrementanti costi di gestione per i produttori, sono tutti fattori che stanno infatti determinando condizioni di straordinario vantaggio per fare impresa innovativa di qualità sul territorio. D’altra parte, non saranno certo necessari incentivi per incoraggiare gli investimenti, quanto piuttosto l’assicurazione di procedure chiare, certe e non discrezionali, il potenziamento delle pubbliche amministrazioni nella capacità di controllo imparziale oltre che amministrativo/ formale soprattutto tecnico/sostanziale, a garanzia di tutti. In ogni caso restano priorità fondamentali il conseguimento di elevate percentuali di raccolta differenziata e di qualità della stessa. Infatti, migliori performance riguardo a tali aspetti si riflettono direttamente sulla riduzione dell’indifferenziato, cioè delle matrici che da esso derivano una volta trattato presso gli STIR o TMB ovvero la frazione umida trito vagliata – FUT e la frazione secca trito vagliata – FST. Rilevante è infatti il peso della FUT che tende ad accumularsi presso gli stessi STIR in quanto di diffcile collocazione se non in discarica, da non trascurare quello della FST destinata ad essere trattata presso l’impianto di incenerimento di Acerra. Altrettanto significativi sono i riflessi sulla filiera del differenziato in quanto incrementano le quantità di materiali con valore economico avviabili a nuovi cicli produttivi rispetto a quelli per i quali risulta necessario ulteriore apporto di energie e quindi costituiscono un costo per poterli riciclare o avviarli all’incenerimento. Incrementare la percentuale e la qualità della raccolta differenziata significa dunque avere la possibilità di ridurre i materiali da incenerire e smaltire in discarica a vantaggio dello sviluppo delle pratiche dell’economia circolare, come anche della legalità. Una novità importante si appresta ad entrare in gioco e l’auspicio è che possa concorrere ad infondere una adeguata accelerazione alla corretta attuazione del ciclo dei rifiuti: la legge 27 dicembre 2017, n. 205, ha attribuito all’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente – ARERA funzioni di regolazione e controllo del ciclo dei rifiuti, anche differenziati, urbani e assimilati, da esercitarsi anche con poteri di natura sanzionatoria. Dette funzioni saranno volte a “ … migliorare il sistema di regolazione del ciclo dei rifuti, anche differenziati, urbani e assimilati, per garantire accessibilità, fruibilità e diffusione omogenee sull’intero territorio nazionale, nonché adeguati livelli di qualità in condizioni di efficienza ed economicità della gestione, armonizzando gli obiettivi economico-finanziari con quelli generali di carattere sociale, ambientale e di impiego appropriato delle risorse, nonché di garantire l’adeguamento infrastrutturale agli obiettivi imposti dalla normativa europea, superando così le procedure di infrazione già avviate con conseguenti benefici economici a favore degli enti locali interessati da dette procedure.”. Con la XIV edizione di Comuni Ricicloni viene presentato come consuetudine il lavoro meritorio svolto da un’ampia e crescente schiera di amministrazioni locali, i cui risultati conseguiti nella raccolta differenziata hanno concorso al perseguimento della corretta gestione di rifiuti in Campania. Nel Dossier vengono definiti “Ricicloni” tutti i comuni che hanno raggiunto e superato la percentuale di raccolta differenziata del 65%. Nel 2017, poco più della metà dei comuni campani, 238 su 550 corrispondenti ad una popolazione di 1.446.190 abitanti, ha superato la soglia del 65% di raccolta differenziata, mentre nel complesso in Campania si è conseguito il 52,67% di raccolta differenziata. In provincia di Avellino 40 amministrazioni comunali su 118 hanno superato la soglia del 65%, in quella di Benevento 58 amministrazioni su 78, 33 su 104 nella provincia di Caserta, 21 su 92 nella provincia di Napoli e 86 su 158 nella provincia di Salerno