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2013 Comuni Ricicloni

La presentazione di Comuni Ricicloni Campania, giunta alla nona edizione, è l’occasione per rilanciare sulla necessità di imboccare la strada per la corretta gestione dei rifiuti nella nostra regione. Una strada ben delineata grazie alle norme Comunitarie e Nazionali che hanno fissato obiettivi e individuato strumenti per consentire di percorrerla. La domanda che ancora ci poniamo è quindi se sia finalmente arrivato il momento di percorrerla di buona lena, oppure, di continuare a divagare e rinviare l’arrivo alla meta imboccando in continuazione viuzze traverse. Procrastinare il conseguimento degli obiettivi di corretta gestione dei rifiuti non è indolore in quanto va a gravare sulla qualità della vita dei nostri territori, sulla salute dei cittadini, sulle prospettive di sviluppo, di legalità e in generale di sostenibilità, penalizzando la nostra economia e la competitività della nostra regione nel contesto sempre più concorrenziale che si delinea in ambito internazionale. I punti fermi diffusamente riconosciuti per la corretta gestione dei rifiuti, quella che chiamiamo “la strada tracciata”, sono ben delineati dai principi comunitari e vanno dal “chi inquina paga”, alla regola delle “4R” privilegiando la riduzione, al raggiungere il 65% di raccolta differenziata entro il 2012 e il 50% di riciclo entro il 2020, al divieto di conferimento di rifiuti tal quali in discarica. Rispetto a questi, in ambito regionale, si stanno proponendo in maniera più o meno adeguata e tempestiva delle azioni, “gli strumenti”. Questi riguardano sia il contesto normativo regolamentare che quello programmatico-progettuale. Al primo afferiscono i piani di settore, tra cui il vigente Piano Rifiuti Urbani e il Piano Rifiuti Speciali, il Piano Bonifiche e il Piano Prevenzione Rifiuti, attualmente in via di approvazione, come anche la recente proposta di legge regionale di riorganizzazione dei servizi di gestione dei rifiuti. Al secondo, il contesto programmatico progettuale, vanno riferite la realizzazione delle infrastrutture, come le isole ecologiche-centri di raccolta, gli impianti di trattamento, ecc. Per entrambe le tipologie di “strumenti” permane tuttavia un quadro di ritardi e disorganicità di?usi, che rende quanto mai difficoltoso il perseguimento e il conseguimento delle performances auspicate nella gestione dei rifiuti. In particolare, relativamente alla dotazione impiantistica, la situazione è sostanzialmente identica a quella evidenziata nella scorsa edizione di Comuni Ricicloni. Infatti, risultano funzionanti ancora solo 3 impianti di compostaggio (Teora, Molinara e Salerno) con una capacità complessiva irrisoria rispetto a quella richiesta dalla attuale produzione di organico da raccolta differenziata, divenendo la gestione di questa matrice oltremodo onerosa per i Comuni costretti a trasferirla fuori regione (circa 200 euro a tonnellata per l’umido, rispetto a 90 euro spesi per l’indifferenziato). Gli impianti STIR permangono quasi tutti nello stato di inadeguatezza funzionale rispetto all’originario concepimento come impianti di CDR, per cui sono in grado di produrre Frazione Secca Tritovagliata, destinata alla termovalorizzazione, e Frazione Umida Tritovagliata, destinata allo smaltimento in discarica. La capacità residua delle poche discariche operative (Savignano Irpino, Sant’Arcangelo Trimonte e San Tammaro) è agli sgoccioli, per cui i rifiuti campani continuano a viaggiare onerosamente per altre regioni d’Italia e per l’estero, dove partono anche via mare. Rimangono ancora da smaltire oltre 6 milioni di ecoballe, accumulate negli anni, dopo che le loro immagini hanno sbigottito il mondo intero. Nessuno sa bene cosa farne, nel frattempo, sono diventate veri “monumenti” all’inefficienza, oltre a causare un immenso disastro ambientale. E l’ipotesi di realizzare uno specifico inceneritore a Giugliano per il loro smaltimento è in pratica “da rispedire al mittente”, mancando una seria valutazione comparativa tra alternative e dei costi benefici. In questo quadro di perduranti ritardi e disorganicità diffusa con l’iniziativa Comuni Ricicloni intendiamo anche quest’anno evidenziare il lavoro svolto da un’ampia e crescente schiera di amministrazioni locali, i cui risultati conseguiti nella raccolta differenziata e non solo, nonostante le condizioni avverse, dimostrano che la corretta gestione di rifiuti in Campania non è una chimera. Sono definiti comuni ricicloni 2013 tutte quelle amministrazioni che hanno raggiunto la percentuale del 65% (come richiesto dalla normativa vigente), mentre per stabilire la classifica generale e la premiazione dei comuni è stato definito un metodo di valutazione, che tiene conto della percentuale di raccolta differenziata raggiunta dai comuni nel 2012 e della valutazione delle Buone pratiche adottate dagli stessi. Dalla somma dei due indicatori è fatto derivare l’indice IPAC (Indice di prestazione ambientale del comune) che stabilisce la graduatoria finale. I comuni che hanno risposto al questionario necessario per definire l’indice IPAC sono stati 206 su 551. I comuni che non hanno fornito i dati non compaiono nella classifica finale (ciò non esclude che molti di loro possano aver conseguito alte percentuali di RD). In Campania sono 67 i comuni che hanno raggiunto la percentuale del 65% come previsto dalla legge. Comuni che diventano ben 124 (oltre il 60% del totale) se consideriamo la quota del 55% di raccolta differenziata raggiunta nel 2012, un risultato che dimostra che esiste una Campania Riciclona, radicata, che si consolida in quantità e qualità. Non sono eccezioni, non sono amministrazioni eroiche. Sono ormai l’ordinarietà della nostra regione, e la dimostrazione concreta che se si lavora con continuità, condivisione e corresponsabilità i risultati arrivano. Questa edizione di Comuni Ricicloni si svolge anche in un momento in cui ancora una volta, purtroppo, le rubriche di cronaca sono monopolizzate dalla emergenza della “Terra dei Fuochi”. Quei “roghi” di rifiuti sversati illegalmente e combusti a cielo aperto. Roghi tossici per troppo tempo sopportati nell’indifferenza o nella paura, seppure da decenni denunciati da Legambiente nei suoi rapporti ecomafia. Non possiamo che plaudire a questa nuova ribalta, anche se avviene a stagioni alterne. Come un film già visto, i giornali ne parlano, comitati e associazioni si sfidano in un derby sulla paternità della denuncia, si polemizza sui dati, scattano le interrogazioni parlamentari. E la terra brucia. Contro i roghi di rifiuti tossici che avvelenano interi Comuni delle province di Napoli e Caserta ci si augura che, a fronte di una più matura e coesa coscienza dei cittadini, finalmente non ci si fermi solo alle parole. Parole che negli anni non sono divenute mai fatti concreti ed efficaci, mai azioni, mai interventi, mai bonifiche. La lotta impari tra le illegalità e la terra che le ha subite si è oggi invertita: la terra si è ribellata, è scoppiata per i troppi veleni e impone con forza di non languire e morire. Visto che se si parla di una nuova grande emergenza ambientale, economica e sanitaria della Campania, non vogliamo si riproponga lo stesso copione. Non vogliamo grandi annunci né procedure straordinarie, disposizioni di finanziamenti e rischi di disperderli in analisi e studi, spesso in contrasto tra loro. Vogliamo che, senza più indugi, finalmente si percorra la “strada tracciata”, assumendosi ciascuno le proprie responsabilità, istituzionali, programmatiche, di controllo e monitoraggio e soprattutto di risanamento dei territori e di tutela della salute dei cittadini. è necessario restituire i territori all’agricoltura di qualità che ha caratterizzato la Campania Felix, isolando immediatamente le aree contaminate dai portatori di morte per avviarne la messa in sicurezza e la bonifica (privilegiando il no food) e proteggendo quelle incontaminate dal doppio rischio dei roghi e, peggio, della perdita di mercato delle produzioni, con un danno occupazionale che questa regione non può assolutamente permettersi. Oggi la Terra dei fuochi include, a partire dalla cinta dei Comuni a nord di Napoli e a sud di Caserta, circa 60 comuni. Una prima risposta arriva dal Patto della Terra dei Fuochi, gestito dal Vice Prefetto Cafagna su nomina del Ministero degli Interni, per individuare le più opportune modalità di gestione delle problematiche, sia con riguardo al presidio e controllo del territorio che in termini di monitoraggio ambientale degli inquinanti, che in termini di azioni mirate alla raccolta di rifiuti speciali (si pensi agli pneumatici). Continuano inoltre ad essere scoperti “nuovi” siti contaminati dalla gestione criminale dei rifiuti dei decenni passati, “nuovi” fattori di rischio sanitario ad essi connessi. Di contro, le istituzioni fanno purtroppo percepire alle comunità locali una inadeguata capacità, talora inopportuna modalità, di gestione delle problematiche, sia con riguardo al presidio e controllo del territorio che in termini di monitoraggio ambientale degli inquinanti. La “Terra dei Fuochi” è divenuta, ancora una volta, un caso nazionale per quanto ad una efficace ed aggressiva denuncia mediatica viene opposta una confusa e poco autorevole risposta delle istituzioni, tanto da ingenerare un catastrofico e generalizzato svilimento del “Brand Campania” nei settori delle produzioni agricole, asse trainante dell’economia territoriale. La gravità della situazione e l’urgenza di dare risposte efficaci, troppo a lungo rimandate, richiede uno sforzo congiunto di tutti affinché la Terra dei fuochi possa finalmente archiviare una lunga e drammatica stagione e trasformarsi in Terra Pulita. Perché quello che è accaduto deve rappresentare anche una lezione per il Paese, da cui trarre adeguati insegnamenti. Siamo consapevoli che la strada da percorrere non è sempre rettilinea, agevole, spianata. è una strada spesso difficile, tortuosa, in salita. E le difficoltà vanno superate e soprattutto superate insieme. Con Comuni Ricicloni vogliamo sottolineare ancora una volta il “Noi” positivo di questa regione. La Campania è una terra bella e difficile, ma con grandi fermenti, tanta voglia di mettersi in gioco, tanta voglia, su certe vicende, di voltare davvero pagina. Pensiamo alle centinaia di amministrazioni riciclone. Pensiamo ai magistrati, alle forze di polizia, ma anche alle associazioni, ai comitati, ai gruppi, ai movimenti, laici e cristiani. E a tutte le esperienze delle persone che nella trasversalità, con competenze e riferimenti diversi, alimentano la speranza e la bellezza per una nuova rivoluzione gentile che onora nei fatti l’antico nome della nostra regione: Terra Felix. Perché, come diceva Alberto Camus, “la bellezza, senza dubbio, non fa le rivoluzioni, ma viene un giorno in cui le rivoluzioni hanno bisogno della bellezza”. Camminiamo insieme per Voler bene alla Campania