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2010 Comuni Ricicloni

Ancora una volta la presentazione di “Comuni Ricicloni Campania” avviene nel pieno di una crisi rifuti. L’ennesima. Sempre uguale a se stessa: migliaia di tonnellate di rifuti non raccolti, sparsi per le strade di Napoli e della provincia. Anche le parole ed i commenti rischiano di essere eternamente uguali. “Riciclati e solo differenziati nel tempo”. Una situazione “di emergenza”, che non trova riscontro in alcun’altra realtà europea, indegna di un paese civile.

Circa 3 miliardi di euro, spesi per fnanziare un ciclo imperfetto, senza capo nè coda. Progettisti, maestranze, ingegneri, consulenti, tecnici, politici, impegnati per anni, per non venire a capo di nulla. Un fallimento che riguarda sinistra, centro e destra: sui rifuti si è realizzato il partito unico. In sedici anni si sono alternati oltre 30 uomini di governo, tra presidenti del consiglio, ministri dell’ambiente e commissari straordinari. Una classe politica che assiste impotente, da 193 mesi, all’accumulo di immondizia. Una sola certezza: il “grande” miracolo, promesso ed annunciato dal Governo, non c’è stato, l’emergenza rifuti in Campania è stata solo nascosta. Scomparsa mediaticamente.

A Napoli come nelle periferie, nella terra dei fuochi e in quelle di gomorra. La realtà è che i nodi cruciali sono rimasti irrisolti, si continuano a “produrre” rifuti allo stesso ritmo di prima.

La differenziata, nonostante i grandi passi in avanti compiuti prima dai comuni piccoli e medi e negli ultimi anni anche dalle città capoluogo, quali Avellino, Salerno e Caserta, non è ancora considerata l’aspetto strategico per risolvere il problema. La Campania attualmente raggiunge il 30% di RD. Il livello di raccolta non è tuttavia migliorato come auspicato a causa delle reiterate crisi sopraggiunte. Mancano gli impianti di “compostaggio” (li richiediamo da anni) e delle conseguenze, in termini ambientali ed economici, ne fanno le spese soprattutto i comuni virtuosi, costretti a trasportare a centinaia di chilometri il proprio organico a costi insostenibili. A distanza di oltre un anno e mezzo dall’inaugurazione, l’inceneritore di Acerra, funziona ancora a scartamento ridotto. Rimane ancora lontana l’individuazione del destino di milioni di tonnellate di “ecoballe”, le cui immagini hanno sbigottito il mondo intero, monumenti all’inefficienza, oltraggio ad un territorio già vessato da decenni di dissennata gestione. Ancora oggi, come nel passato, le discariche fanno la parte del leone, costituendo l’unica risposta alla crescente produzione di rifuti, ciò nonostante l’incombente crisi economica.

L’emergenza resta strutturale, di sistema, con dei picchi e dei momenti di “normalità”. Nelle scorse settimane è tornata in Campania la Commissione Europea sulle petizioni, per verificare la possibilità di sbloccare l’erogazione di circa 145 milioni di euro, da impiegare per risolvere i tanti problemi accumulatisi, insieme ai rifiuti. La richiesta è stata perentoria: senza un piano coerente e attuabile non ci sarà alcuna revisione della decisione.

Affinché il piano sia credibile occorre puntare su una seria politica di riduzione dei rifiuti, sulla diffusione in tutti i comuni campani della raccolta differenziata spinta, secco-umido, porta a porta; sulla costruzione di impianti per il trattamento della frazione organica per una capacità di circa 800.000 tonnellate annue; sul revamping degli ex impianti CDR, attualmente STIR, come ormai annunciato da anni. è necessario che il piano, sotto la spinta dell’emergenza dei rifiuti per strada (cui prodest?), non venga impostato partendo dallo smaltimento, ma piuttosto dalla prevenzione, come continua a chiedere l’Unione Europea. Intanto sugli inceneritori previsti dalla legge, che beneficiano – unico caso in Europa – degli incentivi destinati alle rinnovabili, si sta verificando tra i “poteri forti nazionali” una lotta che la dice lunga sulla loro reale necessità e che ha come primo effetto la perdita di credibilità delle stesse nei confronti dei cittadini, sconfortati da anni di pessime scelte e ancora in attesa di soluzioni efficaci.

Altro capitolo, non meno importante, è quello delle bonifiche. Previste da anni e mai realizzate, mentre si sono aperte diverse inchieste giudiziarie, per fare luce sulle responsabilità e i ritardi. è difficile quantificare il numero di discariche abusive, di siti oggetto di abbandono incontrollato di rifiuti. Saranno centinaia, migliaia, sparse su buona parte del territorio regionale. Il dato ufficiale dell’Arpac parla al momento di 5.281 siti potenzialmente inquinati. Soltanto per 13 di essi si sono concluse le procedure con la certificazione di avvenuta bonifica: un pò poche! Tra questi comunque nessuna delle discariche storiche dell’ecomafia, quelle denunciate, citando nomi, ubicazioni e “clan di riferimento”, agli inizi degli anni Novanta dai Rapporti Ecomafia di Legambiente (le stesse di cui ha parlato il collaboratore di giustizia Gaetano Vassallo). Rifiuti tossici, provenienti per la maggior parte dal Nord del paese, come dimostrano le inchieste della magistratura e le dichiarazioni dei pentiti di camorra. Veleni smaltiti, sotterrati, a volte bruciati nelle discariche legali ed illegali della nostra regione. Una montagna di rifiuti tossici che ha inquinato e per anni continuerà ad inquinare il nostro territorio, che dovrebbe rappresentare motivo di solidarietà da parte delle regioni di origine di quei rifiuti, le stesse che nelle scorse settimane hanno chiuso i loro confini all’arrivo di poche centinaia di tonnellate di RU della nostra regione.

D’altronde, come chiedere solidarietà quando essa è merce rara, anche tra le stesse province campane? Tutto sbagliato dunque, tutto da rifare? Una simile risposta sarebbe ingenerosa nei confronti delle centinaia di migliaia di cittadini e dei tanti comuni campani che, in occasione di questa VI edizione di “Comuni Ricicloni”, sono stati premiati per aver raggiunto ottimi risultati di raccolta differenziata.

E da qui che si deve ripartire. Dai numeri e dalle cifre, dalle buone prassi di tanti amministratori citate in questo rapporto che, in questi anni, tra mille diffcoltà, hanno lavorato con noi per l’avvio della raccolta differenziata porta a porta. Gli stessi amministratori che, nella Campania dell’emergenza, rivendicano con ferezza il lavoro fatto, consapevoli che la strada da percorrere è tracciata. Una Campania silenziosa ed operosa, che funziona e che deve essere imitata. Insomma una regione fresca di prospettive, speranze, responsabilità, fondate su un impegno vero, tenace e concreto. Una Campania che tuttavia deve e può fare di più. E soprattutto meglio.

La Campania dei tanti comuni ricicloni, che provano a fare ciò che Italo Calvino assegnava come ruolo nelle Città invisibili all’artista: “il mondo è un inferno, ma il compito di un ‘artista è scovare in mezzo all’inferno ciò che inferno non è”. In queste pagine, dietro le classifiche e le tabelle, non si intravede un’artista ma una comunità, che non si arrende e, nonostante tutto, ama la sua terra e intende farne un bel luogo in cui vivere e per cui vale la pena continuare ad impegnarsi.