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2009 Comuni Ricicloni

Uno, dieci, cento passi di legalità differenziata.
E ancora altri cento. Sono infatti alcune centinaia, i Comuni della Campania, che hanno raggiunto percentuali significative di raccolta differenziata.
Sono le buone pratiche dell’altra Campania, quella meno pubblicizzata, quella che ha meno spazio sui giornali.
Queste amministrazioni comunali dimostrano, in modo concreto, che differenziare si puo’. E’ prassi ordinaria, che diventa protagonista della vita delle nostre polis, piccole e grandi.
I Comuni Ricicloni sono ormai esperienze positive e diffuse che, anno dopo anno, mettono radici e si moltiplicano.

Questo dossier raccoglie e mette in evidenza le buone prassi, i cento e oltre passi sulla strada giusta: ridurre e differenziare, realizzare il ciclo integrato dei rifiuti, trasformare finalmente i rifiuti in risorsa. I Comuni Ricicloni,
rappresentano l’esempio piu’ evidente di un diverso modo di amministrare, ma anche un nuovo senso civico, un senso rinnovato di identità, di appartenenza e di orgoglio per il proprio territorio, che diventa spazio
comune da curare e rendere fruibile, nell’interesse di tutti.

Le amministrazioni comunali menzionate in questo dossier, tracciano il percorso che noi di Legambiente
auspichiamo da anni, una delle strade migliori per creare nuova ricchezza, reddito pulito e sostenibile e per
dimostrare che un sistema di relazioni tra istituzioni, imprese ed associazioni di cittadini basato su volontà,
coerenza e continuità è efficace e riesce a dare buoni risultati.
Queste cento storie sono frutto di sudore, competenza e testardaggine. Comuni che acquistano una dimensione innovativa e si trasformano in operatori socio economici, creatori e tutori di un nuovo dinamismo locale.

Nei nostri territori, nelle nostre città è sempre piu’ necessaria una comunità che sia capace di uscire dalla sua autoreferenzialità, che sappia interagire con gli stimoli esterni , che viva nel presente, togliendosi di dosso l’apatia che la condanna all’immobilismo. C’è necessità che il racconto esca dal privato, si faccia narrazione collettiva, in cui i cittadini si riconoscono. Ecco che i Comuni Ricicloni diventano memoria che viene raccontata, che scende in strada, che incontra la gente. Diventano presidio di legalità.

Rappresentano la Campania virtuosa, che non vuole nascondere i tanti problemi che ancora l’ attanagliano, anche sul fronte dei rifuti. Tra poche settimane si torna al regime ordinario, dopo sedici anni di commissariamento, l’emergenza scomparsa da tempo dalla stampa nazionale sembra risolta.

Forse è stata risolta, forse solo sommersa, in quello che era visibile e che faceva notizia. Tuttavia continua il lungo elenco di inefficienze ed di ritardi.
Nonostante l’aumento dei comuni virtuosi, la raccolta differenziata infatti non va oltre il 20% come media regionale , ancora lontana dal 25% previsto dalla legge per il 2009, lontanissima dal 50% contemplato dalla stessa per il 2011.

Gli Inceneritori sono pronti sulla carta. Uno, due, tre, quattro, cinque sei (al settimo si riposò! ): ancora nessuno sa realmente quanti se ne costruiranno, e quando. L’unico in funzione, quello di Acerra, inaugurato in pompa magna, funziona ad intermittenza e in tre mesi ha prodotto 27 sforamenti della soglia consentita di PM10.

Le discariche fanno ancora la parte del leone, a discapito dei territori, molto spesso di eccellenza, e di comunità sofferenti.

Sul fronte della raccolta differenziata, si registra la formidabile performance del Comune di Salerno, e segnali incoraggianti da altre città a partire da Napoli, che a fine anno potrà contare circa 200 mila cittadini serviti dal porta a porta. Ma non basta. Sono ancora troppi i comuni che viaggiano con il freno tirato sulla strada della raccolta differenziata.

Legambiente, in armonia con quanto dettato dall’Unione Europea, ritiene che bisogna superare la monocultura dello smaltimento a favore di una drastica riduzione dei rifiuti (dalla culla alla culla) e di un’ ottima raccolta
differenziata da destinare al riciclo.

Né si può tacere l’esistenza degli oltre 6 milioni di ecoballe che, simili ad escrescenze velenose, continuano a far bella mostra di sè, soprattutto nei territori tra il casertano e il giuglianese e dei quali nessuno sa bene cosa
farne. Veri e proprio monumenti dell’orrore, lasciati all’intemperie, senza alcuna garanzia, dal punto di vista della tutela ambientale.

Altra telenovela infnita, frutto di indecisione, incapacità e malapolitica, è la vicenda degli impianti di compostaggio: necessari, anzi imprescindibili, ma ancora lontani dall’essere costruiti; dalla mancanza dei quali, ennesimo paradosso, i più penalizzati sono i comuni virtuosi, costretti a portare a centinaia di chilometri il proprio organico, a costi insostenibili.

Ultimo capitolo, non meno importante, quello delle bonifche, previste e mai realizzate, già oggetto di inchieste giudiziarie.

A proposito di legalità: diventa sempre di più pressante attualità lo smaltimento illecito dei rifiuti speciali, da anni al centro dei nostri rapporti “ ECOMAFIA”. Problema nazionale, come dimostra la vicenda delle navi
affondate al largo delle coste calabresi, continua ad affiggere pesantemente i nostri territori grazie alla complicità di imprenditori senza scrupoli (la rotta più importante resta quella nord –sud) e della criminalità organizzata, loro braccio operativo.

E’ inderogabile, non ci stancheremo di dirlo, per porre fine a tale spirale:
– Individuare, mettere in sicurezza e bonificare i siti inquinati;
– Contrastare il traffico illegale dei rifiuti, inserendo il reato ambientale nel nostro codice penale.
– Quantificare la produzione dei rifiuti speciali prodotti in Campania;
– Ridurne la quantità e la pericolosità;
– Dotarsi a livello regionale di impianti di trattamento idonei e sufficienti.

Solo così sarà possibile riconquistare la fiducia dei cittadini e realizzare il programma, sintetizzato nello slogan “Voler Bene alla Campania”, lanciato da Legambiente, nelle ore più buie dell’emergenza rifiuti.

Insieme si puo’