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2008 Comuni Ricicloni

In tanti, lo scorso 19 gennaio a Napoli, hanno risposto all’invito di Legambiente “Voler bene alla Campania“, la manifestazione nazionale indetta per dimostrare che si può e si deve uscire dall’emergenza rifiuti, a patto che tutti, cittadini, imprese, politici e amministratori facciano finalmente la loro parte, con responsabilità, coerenza e cura dell’interesse generale. In prima fila centinaia di amministratori dei Comuni Ricicloni, in rappresentanza di una Campania virtuosa, esempio concreto che una Regione libera dalla spazzatura è possibile. Cittadini, associazioni, il mondo della chiesa, ma anche numerose aziende, capaci di costruire e gestire impianti di riciclaggio, tecnologicamente avanzati, che sono costrette, paradossalmente, ad importare materie prime-seconde da fuori regione per far funzionare a regime i loro impianti. La Campania, insomma, che si muove al passo col resto del Paese e che valorizza al meglio il suo territorio, le sue produzioni, l’ambiente. È questa la Campania che vogliamo valorizzare e che rappresentiamo con numeri, dati, buone pratiche in questa IV Edizione di Comuni Ricicloni.

Sono 118 i Comuni che nel 2007 hanno superato la soglia del 40% di raccolta differenziata, come previsto dalla Legge Finanziaria per quell’anno; ben oltre 150 i comuni che superano il 35%.

Ciò nonostante, siamo consapevoli di quanto ancora resta da fare. Le grandi città, in primis Napoli, Caserta, Benevento ed Avellino sono ancora in notevole ritardo, lontane dalle percentuali minime da raggiungere. Solo Salerno, dopo un accordo con il CONAI, è finalmente partita, adottando il sistema secco umido, porta a porta, e raggiungendo in poche settimane promettenti risultati.

Inoltre la Regione Campania, pur essendosi dotata, dopo anni di attesa, di una legge, la n°4 del 28/3/2007, relativa al settore, non l’applicherà prima della fine del 2009.

Gli obiettivi da raggiungere restano: una seria politica di riduzione dei rifiuti, con l’eliminazione degli imballaggi inutili, e la diminuzione dei beni usa e getta, l’incremento della raccolta differenziata con sistema secco-umido, porta a porta, su tutto il territorio regionale, l’applicazione della tariffa che potrà favorire e premiare comportamenti virtuosi da parte dei cittadini.

Tuttavia, la legge n. 123 del luglio scorso, non pone al centro questi problemi, ma punta decisamente, in difformità dalle direttive europee, a risolvere il problema prevedendo la costruzione di quattro inceneritori (ripristinando il Cip6) e di dieci discariche, alcune delle quali destinate a ricevere rifiuti tossici e nocivi (v. Formicoso – Andretta, Av).

La tariffa, originariamente prevista come obbligatoria dal 1 ° gennaio 2008, pena la copertura totale dei costi di gestione da parte dei comuni, scompare del tutto. Occorre punire le deficienze della Pubblica Amministrazione, per il mancato raggiungimento delle percentuali di raccolta differenziata, previste dalla legge, mediante l’introduzione di meccanismi di decadenza, commissariamento, in modo che i cittadini conoscano i responsabili della cattiva gestione, senza essere penalizzati per colpe non proprie. Nella nostra regione, ancora non è stato realizzato alcun idoneo impianto di compostaggio, costringendo le amministrazioni virtuose a smaltire l’organico fuori regione, con costi fino a quattro volte maggiori.

Questa edizione di Comuni Ricicloni vuole rilanciare la sfida dell’obiettivo del 40% di raccolta differenziata entro il 2010 e individuare tutti i meccanismi, le decisioni, i comportamenti utili ad un miglioramento della qualità delle frazioni recuperate, da destinare al riciclaggio.

Ciò significa dotare la Regione Campania di un piano strategico che, a differenza di quello presentato dal commissario, preveda, in particolare:
. la riconversione degli impianti ex Cdr in impianti per il Trattamento Meccanico Biologico (due linee, una per il compost, l’altra per il secco indifferenziato da avviare ai cementifici);
. la costruzione di 20 tra impianti di compostaggio e digestori anaerobici, da cui ottenere compost di qualità e biogas;
. un serio piano di formazione per i dipendenti degli Enti (Comuni, Province, Regione, Consorzi, ecc.) riguardante gli aspetti amministrativi e tecnici della gestione rifiuti. Il lungo commissariamento ha, di fatto, vanificato competenze e conoscenze che sono fondamentali per il “ruolo di indirizzo e controllo” degli enti territoriali.

Di pari passo è necessario affrontare con serietà il vero cancro che colpisce il nostro paese ed in particolar modo la Campania: lo smaltimento illecito dei rifiuti tossici e nocivi. Ormai circa il 30% delle imprese del Nord smaltisce illegalmente circa 20 milioni di rifiuti speciali, la maggior parte dei quali finisce nelle aree del casertano e del napoletano, con la complicità della Camorra e con il “silenzio-assenso” di parte delle Istituzioni.

Bisogna, poi, presentare subito il piano regionale dei rifiuti speciali, prevedendo:
• il contrasto all’importazione illegale di rifiuti;
• la quantificazione dei rifiuti speciali prodotti in Campania;
• la riduzione della produzione degli stessi;
• la riduzione dei rifiuti esportati;
• la costruzione di impianti adeguati al trattamento di quanto prodotto,
• la messa in sicurezza, la bonifica ed il ripristino ambientale dei siti inquinati.

Solo in questo modo, si potrà ricostituire il capitale sociale, fatto di fiducia e partecipazione dei cittadini, e declinare al meglio lo slogan “Voler Bene alla Campania“, che sintetizza la strategia per il profondo cambiamento che auspichiamo e che, da anni, proviamo a realizzare, insieme ai tanti non ancora disposti a dirsi “vinti”.

Per questo, riteniamo sbagliato prevedere la realizzazione di quattro inceneritori e dieci discariche (una addirittura nel Parco Nazionale del Vesuvio, la cui realizzazione minerebbe profondamente il senso ed il disegno delle aree protette, quali fattori di salvaguardia della biodiversità e di eco sviluppo): con essi si rischia, concretamente, il ritorno alla monocoltura della “eliminazione finale” con buona pace di quanto di innovativo è stato fatto in questi anni, contro venti e maree.

Ancora meno condivisibile è, poi, l’uso dell’esercito nella risoluzione di problemi che attengono alla vita quotidiana dei cittadini: alcuni mesi fa, mettemmo in guardia dai rischi dello “sversamento della democrazia in discarica” ed oggi siamo più convinti che mai che i limiti della democrazia si superano con maggiore democrazia, intesa come corretta informazione e diffusa partecipazione.

Infine, ribadiamo con convinzione: il governo, la regione e le altre istituzioni, territoriali e non, devono assumersi pienamente le proprie responsabilità. E’ arrivato il tempo di dire BASTA. All’ecomafie, al regime di commissariamento, alla politica che non vuole decidere, alle amministrazioni che latitano nei confronti della raccolta differenziata, alla promessa e mai avviata bonifica dei territori.

Continueremo a vigilare e denunciare le inefficienze.

A “Comuni Ricicloni” farà da contraltare il nostro Rapporto Ecomafia. Insieme a centinaia, migliaia di cittadini saremo uno sprono continuo per uscire definitivamente da una crisi perenne e completare e ammodernare tutta la filiera impiantistica, necessaria per realizzare il ciclo integrato dei rifiuti, a partire da politiche di riduzione dei rifiuti, di raccolta differenziata spinta, fino al riciclo delle materie prime-seconde e qualora necessario, al recupero energetico. Noi vogliamo bene a questa terra e non accettiamo che continui ad essere maltrattata e oltraggiata.